Un significativo cambio di tendenza
Se nei secoli passati, specialmente durante le rivoluzioni industriali, la crescita delle città a discapito della campagna coltivata veniva giustificata dall’incremento della popolazione nei centri urbani, oggi assistiamo al fenomeno contrario. Dal 1950 in avanti, infatti, la crescita pari al 78% del suolo urbano è stata accompagnata da un aumento della popolazione cittadina uguale solamente al 33%.

Foto: BABAROGA / Shutterstock
Il suolo agricolo contribuisce a costruire uno dei più importanti motori economici del Paese e caratterizza i più affascinanti paesaggi italiani: la campagna. La perdita di suolo agricolo, quindi, è un’emergenza da affrontare e combattere: un tema al centro dell’agenda 2030 e su cui è più che opportuno avviare una riflessione con i ragazzi, anche in vista dell’esame finale.
La situazione italiana
In generale, il consumo di suolo è un fenomeno che riguarda ormai 23000 chilometri quadrati del territorio italiano, una superficie paragonabile a quella di una regione grande come l’Emilia-Romagna.
Anche se non è facilmente descrivibile attraverso dati o rilevamenti precisi, poiché la particolare conformazione del nostro territorio e la diversità tra le varie regioni non consente di mettere a punto indicatori efficaci, il tema proposto permette di costruire interessanti ponti con la Geografia e la Storia.
Per esempio, riflettendo sul tema dello spopolamento delle campagne a seguito delle rivoluzioni industriali o ragionando sui dati a disposizione che riguardano le regioni d’Italia. Le più interessate dal fenomeno, sia in termini assoluti sia in rapporto alla superficie e alla popolazione regionale, sono Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Lazio. Invece, in alcune regioni che in passato hanno perso meno superficie agricola, il periodo 2001-2011 ha segnato una pericolosa inversione di tendenza che potrebbe mettere a rischio quei pochi paesaggi che ancora non avevano subito ingenti trasformazioni. La Basilicata e il Molise, per esempio, hanno visto aumentare le loro superfici urbanizzate rispettivamente del 19% e del 17%.

Paesaggio nella Val D’Agri, Basilicata. Foto: MORENO01 / Shutterstock
Perché è così pericoloso perdere suolo agricolo? Dai dati alle suggestioni
Il tema della artificializzazione del territorio può essere toccato anche attraverso i linguaggi dell’arte: per esempio attraverso installazioni di Land Art. Molti musicisti hanno invece colto suggestioni legate ai cambiamenti di stagione: è certamente possibile immaginare di collegare le questioni proponendo ascolti o esecuzioni opportunamente contestualizzate rispetto al filo conduttore.
Per esempio sottolineando come il consumo di suolo provochi un forte impatto sugli equilibri stagionali e ambientali: un suolo che diventa impermeabile impedisce il normale deflusso delle acque che non vengono più assorbite e possono accumularsi creando gravi pericoli. Alterando il ciclo dell’acqua, si rompe l’equilibrio fra gli ecosistemi e si influisce sull’aumento della temperatura, intaccando la biodiversità: una questione spesso affrontata durante le lezioni di Scienze, ma anche in Inglese attraverso il tema dell’Earth Day.

Vista aerea da drone del fiume Serio ingrossato dopo forti piogge. Provincia di Bergamo, nord Italia. Foto: MC MEDIASTUDIO / Shutterstock
Il consumo di suolo crea infine ingenti danni anche sul piano economico: i costi derivati da questo fenomeno sono dovuti alla mancata produzione agricola e si aggiravano, nel solo triennio 2012-2015, all’incirca sui 400 milioni di euro annui andati in fumo. Dal 1991, l’Italia ha rinunciato a ben il 7% della sua capacità di sopperire al fabbisogno alimentare nazionale. Insomma, sembra proprio aver ragione Giacomo Leopardi che, nelle Operette Morali, fa dire alla Terra stessa in un ipotetico dialogo con la Luna che l’avidità delle creature che la abitano – gli esseri umani – può portare solo all’infelicità.

Foto cover: ANON KULSUWAN / Shutterstock
