Perché il disegno tecnico è utile anche in matematica?
Quante volte è successo? Lo studente disegna un cubo in assonometria a Tecnologia mercoledì pomeriggio e venerdì a Matematica il collega gli chiede di calcolare il volume di un cubo. La verità è che Tecnologia e Matematica parlano della stessa cosa con accenti diversi. Quando le due discipline lavorano insieme, lo studente finalmente vede il numero vivere nello spazio. Per noi tutto questo è ovviamente bellissimo ma, a conti fatti, anche incredibilmente utile.

Il problema è che lavorare insieme sembra terribilmente complicato. Orari diversi, programmi che non coincidono, la paura di invadere il territorio altrui, il dubbio di fare tutto questo lavoro per nulla. Questo post prova a proporre cinque step per provare a gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Step 1: Identificare il punto di contatto
Prima di andare dal collega con lo sguardo disperato dicendo “Mi aiuti?”, scopri esattamente dove le vostre discipline si incontrano. Nel nostro caso: Geometria e spazio (la zona di comfort di entrambi). Possibili connessioni:
- Disegno in assonometria di solidi (Tecnologia) ↔ Calcolo di superfici e volumi (Matematica)
- Proiezioni ortogonali (Tecnologia) ↔ proporzioni e scale (Matematica)
- Progettazione di spazi su carta (Tecnologia) ↔ Coordinate cartesiane (Matematica)
- Costruzione di modelli 3D (Tecnologia) ↔ Teoremi geometrici (Pitagora, proprietà dei solidi – Matematica)
Sii specifico. “Voglio collaborare” è vago e… un po’ spaventoso. “Voglio che mentre i ragazzi disegnano il cubo in assonometria, il collega di Matematica gli insegni a calcolare il volume di quel cubo che hanno appena disegnato” è concreto, affascinante, impossibile da rifiutare.
Step 2: Proporre la collaborazione
Questo è dove molti rinunciano. Come fai a chiedere al collega di Matematica senza sembrare uno che gli chiede di fare il tuo lavoro? Vai dal collega con una proposta concreta:
- Cosa farai tu (così non pensa che stai scaricando il lavoro)
- Cosa guadagnano i suoi studenti (il vero motivo per cui dirà sì)
- Quanto tempo effettivamente serve (sii onesto)
- Chi fa cosa (divisione chiara, niente ambiguità)
- Come si valuta (non lo lasci in mezzo al guado)
Esempio:
“Senti, ho un’idea che mi piacerebbe condividere con te. I tuoi studenti stanno affrontando superfici e volumi, giusto? Bene. Io insegno come disegnare in assonometria. Pensa: se loro disegnano il cubo, la piramide, il cilindro che tu insegni, lo vedono in 3D, non è solo un numero. Poi tu insegni loro a calcolarne le superfici e i volumi su quello che hanno disegnato. Loro capiscono perché il numero rappresenta qualcosa di reale che hanno toccato e disegnato.
Mi servirebbero 3-4 ore condivise, circa. Io faccio l’introduzione al disegno tecnico, loro disegnano, tu insegni i calcoli sui loro disegni. Sulla valutazione: valutiamo separatamente quello che serve a ciascuno di noi, ma riconosciamo che è un’esperienza condivisa.
Che ne pensi?”

Step 3: Pianificare insieme (dove tutto si cementa)
Una volta che il collega ha detto sì (e lo farà), non improvvisate. Vi incontrate per 30-45 minuti, caffè facoltativo ma consigliato. Decidete insieme:
- Quali solidi (cubo, piramide, cilindro, o tutti?)
- Quando (quali ore, quanti giorni, in quale laboratorio?)
- Chi fa cosa (io insegno il disegno per X minuti, tu insegni i calcoli per Y minuti)
- Cosa portano gli studenti (foglio, righello, matite – possibilmente qualcosa che non perderanno)
- Come si valuta (voti separati o integrati? Entrambi i modi vanno bene, basta decidere)
Un esempio di timeline reale (4 ore, distribuite):
- Ora 1 (Tecnologia, 1h): Introduzione al disegno in assonometria. Disegno guidato di un cubo. Gli studenti disegnano il loro (e sì, alcuni disegneranno un mostro, va bene).
- Ore 2-3 (Matematica, 2h): Usando il cubo che hanno disegnato come riferimento visivo, calcolo di superfici e volume. Poi esercizi su cilindri e piramidi (i cui disegni faranno la prossima volta).
- Ora 4 (Entrambi, 1h): Disegno veloce di cilindro e piramide. Calcolo dei loro volumi. Discussione finale: “Vedete? Il numero e il disegno dicono la stessa cosa”.
Step 4: Realizzare l'attività (il momento della verità)
Durante l’attività, ricordati:
- Se possibile, siate presenti entrambi, almeno le prime volte.
- Usate un linguaggio condiviso.
- I tempi si dilatano. Se occorrono 20 minuti per il disegno invece di 15, prendeteli. I numeri aspettano.
- Ascoltate gli “Ah!” Quando uno studente dice “Ah! Quindi il numero è lo spazio che il disegno occupa”, è successo qualcosa di magico. Fermatevi un secondo e godetevelo.
Step 5: Riflettere e valutare
Dopo l’attività:
- Gli studenti riflettono: “Mi è piaciuto? Cosa ho capito di nuovo? Cosa rimane confuso?”
- Voi due riflettete: “Ha funzionato? Se lo rifacessimo, cosa cambieremmo? Vale la pena ripeterlo?”
- La valutazione non deve essere una riunione di dipartimento:
- Opzione A: Tu dai voto al disegno, lui al calcolo. Entrambi notate che l’attività era condivisa.
- Opzione B: Rubrica comune che valuta disegno + calcoli + capacità di collegarli. Un voto unico, due discipline riconosciute.
Ostacoli reali (perché sì, esistono)
- “Non trovo il collega disponibile” Sì, lo troverai. Forse non questa settimana, ma tutti i docenti riconoscono il valore didattico quando lo vedi tu per primo. Organizzate per il prossimo mese. Non si offenderà nessuno.
- “I programmi non coincidono mai” Non coincidono mai perfettamente, è vero. Ma lui insegna solidi quando? E tu insegni assonometria quando? Trovate il periodo che si sovrappone anche di poco. Se sono mesi diversi, meglio: lui insegna il concetto astratto (formule), tu lo visualizzi (disegno). Lo studente lo capisce dopo.
- “Come valutiamo se non sappiamo come combinarle?” Non combinatele. Vagliate separatamente quello che vi serve per il voto, riconoscendo che l’esperienza è stata condivisa. È semplice, non è complicato.
- “Gli studenti si confondono con due insegnanti”. Se il linguaggio è coerente, no.
Perché vale la pena (la parte emozionante)
Un’attività così quadruplica l’impatto didattico. Non perché sia difficile, ma perché lo studente finalmente vede la connessione reale tra numero e forma. Capisce che la Matematica non è magia e il Disegno non è caos. Sono la stessa verità, vista da angoli diversi.
E insegna qualcosa che nessun insegnante potrebbe insegnare da solo: il mondo non è diviso in compartimenti stagni. Le materie sono solo lingue diverse per capire la stessa realtà.
Iniziare con questo primo passo verso la collaborazione è più facile di quello che sembra. Serve solo una proposta chiara, una pianificazione seria, il coraggio di dire “Facciamo qualcosa insieme?” e la consapevolezza che il collega di Matematica dirà sì perché anche lui si emoziona quando i numeri trovano una forma.

Foto cover: Bader JR / Shuuterstock
