Durante le lezioni di Tecnologia si disegna: ancora? La questione è oggi più che mai aperta. Coding, robotica e altri “sguardi al futuro” sembrano ormai cercare un legittimo spazio nella nostra programmazione curricolare. Inoltre la famigerata riduzione di orario da tre a due ore avvenuta anni or sono ha comportato in moltissimi casi una semplificazione della progettazione didattica poi tradotta in una forma di organizzazione che prevedeva un’ora di “teoria” alternata a un’ora di disegno.
Nonostante questo orario interno sia ovviamente stato sempre colto con flessibilità e curvato in base alle diverse esigenze didattiche, non si può certamente dire che l’esito di questa separazione netta fra acquisizione delle conoscenze tecnologiche e applicazione della geometria abbia sempre dato buoni frutti. Ritengo che trasformare il disegno tecnico in una “materia nella materia” abbia svuotato la disciplina del suo intento originario: fornire agli allievi i primi strumenti necessari per confrontarsi con la dimensione del progetto.

Attraverso l’acquisizione delle costruzioni di base e dell’uso degli strumenti da disegno i ragazzi imparavano a rapportarsi con una forma di comunicazione ed espressione della creatività, diversa da quella sperimentata nelle ore di Educazione Artistica (oggi Arte e Immagine). Comunicazione che, attraverso l’apprendimento delle norme grafiche internazionali, consentiva e consente di padroneggiare un linguaggio che permette di leggere e comprendere un elaborato grafico senza avere necessità di spiegazioni da parte dell’autore stesso. Creatività che trovava basi solide grazie all’apprendimento della geometria descrittiva.
Il disegno nelle ore di Tecnologia è sempre stato per prima cosa un modo di spiegare ad altri idee o concetti per cui le parole non sono sufficienti. Uno strumento prezioso per misurare e interpretare lo spazio che ci circonda. Ridurre tutto questo a un’ora di acquisizione mnemonica di procedure per riprodurre le principali costruzioni ha comportato semplificazioni gravi che l’impatto delle competenze digitali sulla didattica rende ancora più pesanti. È necessario restituire al disegno tecnico la dignità di strumento utile a comprendere la realtà, le forme del mondo, le procedure logico geometriche.
Quale può essere il giusto approccio a questa tradizione disciplinare in uno scenario in cui il disegno su carta ha ormai ceduto il passo a moderne tecniche di rappresentazione? Ritengo sia fondamentale mostrare che il passaggio da strumenti analogici a digitali avviene in base a una trasformazione degli strumenti, ma non a una semplificazione delle competenze richieste nel loro uso. La conoscenza della geometria proiettiva e descrittiva incontra il mondo della creatività digitale, ma continua a essere la base per la rappresentazione e la progettazione di ogni oggetto che ci circonda, dalla piccola alla grande scala.

È necessario ritrovare un approccio pratico, che parta dalla realtà geometrica degli oggetti che ci circondano, dalla capacità di leggere la loro tridimensionalità. Un approccio finalizzato a rendere operativo e indipendente l’allievo il prima possibile. Ogni costruzione, svolta passo passo proprio per facilitare la comprensione degli aspetti più legati al significato geometrico dell’uso degli strumenti da disegno e delle procedure impiegate, può dare vita a compiti di realtà che mostrino come il disegno tecnico non sia per nulla una disciplina che ha per finalità la mera acquisizione di procedure, ma la maturazione di competenze che consentono di affrontare al meglio problemi di natura sempre più complessa.
