Il futuro che arriva dalla Cina
Dal 22 al 26 agosto 2026, a Pechino si è svolta la seconda edizione dei World Humanoid Robot Games, i Giochi mondiali dei robot umanoidi. Più di duemila robot provenienti da sedici paesi diversi (inclusa l’Italia, anche se il 96 per cento dei partecipanti è cinese) si sono sfidati in 51 eventi diversi.
Una trentina sono competizioni “sportive” vere e proprie: calcio, corsa, salto, danza. Le altre richiedono di svolgere compiti di precisione: mettere in ordine libri, servire cibo e bevande in un ristorante, risolvere puzzle, navigare su terreni difficili. Quello che colpisce è la crescita esponenziale: rispetto alla prima edizione (due anni fa), il numero di robot è quadruplicato e gli eventi sono raddoppiati. È evidente che l’industria della robotica umanoide, soprattutto in Cina, sta accelerando. I risultati sono sempre più sofisticati.

In rete circolano filmati davvero interessanti di questi eventi: spesso stupefacenti, talvolta un po’ inquietanti, ma a tratti anche… buffi! In alcune situazioni infatti: i limiti di questi sofisticatissimi dispositivi rimangono evidenti. Un robot cade durante una gara e la scena è grottesca. Un altro cerca di aprire una porta e ci impiega il doppio del tempo rispetto a un essere umano. In questi momenti, la tecnologia avanzata diventa quasi comica – non perché non sia capace di svolgere i compiti assegnati, ma perché semplicemente riponiamo in essa aspettative sbagliate.
Guardare questi video in classe non serve solo a stordire gli studenti di meraviglia tecnologica (ok… anche quello), ma ad aiutarli a porsi domande importanti: Se i robot diventano così intelligenti e autonomi (ma anche così goffi in certi contesti), che cosa significa per il nostro futuro? Chi li progetta e chi decide che cosa devono fare? Quali compiti resteranno ad esclusivo appannaggio degli esseri umani?
Queste domande non hanno una risposta giusta. Ma farle insieme, in una classe, è un atto di cittadinanza consapevole.
Come organizzare un brainstorming sul futuro della robotica
Ecco come svolgere l’esercizio in due ore.
Fase 1 (20 minuti): Osservazione
Mostrate un video breve (5-7 minuti) di robot umanoidi in azione alle recenti gare di Pechino. Non spiegate. Lasciate che guardino. Poi domande senza risposte:
- “Cosa avete visto?”
- “Cosa vi ha sorpreso di più?”
- “Vi sembra che il robot ‘pensasse’ mentre agiva, o stava solo eseguendo istruzioni?”
Ascoltate le risposte. Non correggete. Prendete nota.
Fase 2 (15 minuti): Emozioni e intuizioni iniziali
“In una parola, come vi fa sentire vedere queste cose? Spaventati? Affascinati? Confusi? Scettici?”
Ogni studente dice una parola. Sulla lavagna annotate tutte. Probabilmente emergeranno sia emozioni positive (meraviglia) che negative (paura). È importante che entrambe stiano insieme: la percezione del futuro non è solo entusiasmo, è anche dubbio.
Fase 3 (50-60 minuti): Brainstorming strutturato su tre assi
Dividi la lavagna (o la classe) in tre colonne di domande. Non sono domande con risposta giusta. Sono provocazioni per il pensiero.
COLONNA 1 – “Come funzionano?”
- Che cosa significa l’apprendimento per una macchina?
- Come può un robot apprendere dai propri errori?
- Quanti sbagli deve fare un robot per imparare ad aggirare un ostacolo?
COLONNA 2 – “Cosa cambierà per noi?”
- Se i robot risolvono problemi da soli, quali lavori umani resteranno importanti?
- Come cambierà la scuola se i robot possono “imparare”?
- Quali cose preferiremmo ancora venissero fatte da umani?
COLONNA 3 – “Chi decide? Chi comanda?”
- Qualcuno programma questi robot. Che responsabilità ha? Che potere ha?
- Se un robot fa qualcosa di sbagliato, chi è responsabile? Il robot? Il programmatore? L’azienda?
- Perché la Cina investe così tanto in questo settore?
- Chi avrà accesso a questa tecnologia?
Gli studenti discutono liberamente. Il docente non fornisce risposte: facilita il dialogo.
Fase 4 (15 minuti): Sintesi collettiva
Guardate insieme quello che la classe ha prodotto: una mappa di domande, dubbi, meraviglie, paure: cosa imparano davvero gli studenti?
Il risultato visibile è: una lavagna piena di domande. Il risultato invisibile è molto più importante:
- Il futuro non è predeterminato – Non è “il robot vince sempre” o “gli umani resistono sempre”. È una negoziazione continua.
- La tecnologia non è neutra – Dietro ogni robot c’è una scelta: chi decide come deve comportarsi? A quale scopo? Per chi?
- La propria opinione conta – Non c’è una “risposta giusta” su cosa pensi del futuro della robotica. La tua opinione informata è valida quanto quella di chiunque altro.
- Il pensiero critico è una skill – l’abilità più importante non è sapere i fatti, ma sapere quale domanda fare.
Perché porsi domande è un atto di cittadinanza consapevole
Molti studenti credono che il futuro sia qualcosa che “accade a loro”. I robot vengono dalla Cina, la tecnologia avanza, e loro subiscono le conseguenze. Fine della storia.
Ma chi sa fare domande come quelle di questa attività non è passivo. Chi sa chiedersi “Chi decide? Chi trae vantaggio? Cosa voglio io dal futuro?” sta già partecipando alla sua costruzione.
Non serve avere risposte definitive. Serve capire che non è tutto già scritto. E che la vera innovazione parte dalla nostra capacità di entrare dentro i problemi e trovare nuove strade per affrontarli.

Foto cover: MeshCube / Shuuterstock
