Campo comune
Non esistono solo videogames che sfruttano la geometria e il gioco di ruolo per farci divertire e imparare. Una delle forme più interessanti di questa tipologia di attività ludiche intese come media educativi è certamente quella che si appoggia alla narrazione. Per quali ragioni? Principalmente perché si punta su un linguaggio visivo di grande impatto: attraverso grafica, animazioni e colori accattivanti si possono ricostruire contesti fantastici o reali in cui si muovono personaggi accuratamente definiti che diventano protagonisti di storie estremamente coinvolgenti.
Da questo punto di vista i videogiochi sono certamente assimilabili ai cartoni animati: un’altra tipologia di media che storicamente è stata intesa come genere di intrattenimento ed evasione, ma che da tempo è ormai interpretata a tutti gli effetti come uno strumento attraverso cui far passare contenuti educativi.

Molte sono le affinità e le sovrapposizioni: il successo di tantissimi personaggi è passato attraverso questi due canali comunicativi. Crash Bandicoot, Sonic, Pikachu e i personaggi del mondo dei Pokemon, Super Mario sono soltanto i primi nomi di un lunghissimo elenco di vere e proprie icone per entrambi i settori. Ognuno di questi personaggi deve portare a termine avventure in contesti sfidanti, affinando diverse abilità e ottenendo premi, come ogni eroe che si rispetti. Ma non è tutto…
Fra analogico e digitale
L’affinità fra cartoni e videogame è estremamente interessante, poiché permette di approfondire alcuni temi riguardanti il disegno in ambito analogico e digitale con i nostri allievi. La grafica dei cartoni animati è cambiata tantissimo, proprio negli ultimi quindici anni e ci racconta trasformazioni ben più ampie.

In particolar modo si è passati da una ricostruzione bidimensionale delle diverse scene a una concezione completamente tridimensionale di ambienti e personaggi che hanno travolto anche altri ambiti della comunicazione visiva.

Quali tecniche si utilizzano per ottenere risultati così diversi? In un certo senso anche i videogiochi hanno vissuto una fase di transizione paragonabile al passaggio fumetto-cartone… Facendo qualche passo indietro tutto risulterà estremamente chiaro.
Come si realizza un cartone animato
Queste popolarissime opere di animazione sono nate grazie a tecniche di riproduzione delle immagini sperimentate prima con il cinema e poi con la televisione. Originariamente si prevedeva la realizzazione di sfondi fissi disegnati o dipinti su cartone bianco, “animati” attraverso l’introduzione di personaggi che venivano rappresentati su speciali fogli trasparenti e lucidi chiamati acetati.

Creare una sequenza di acetati sovrapponibili allo sfondo consentiva di far muovere, fotogramma dopo fotogramma, i protagonisti sulla scena realizzando veri e propri film in cui non era necessaria la presenza di attori in carne e ossa se non per la registrazione dei dialoghi. Il procedimento è stato simile anche per videogame: a un insieme di schemi fissi (gli “stage”), che rappresentano veri e propri fondali digitali, si sovrappongono i personaggi sotto forma di “sprite”, animazioni bidimensionali che navigano al loro interno, grazie agli input forniti dal giocatore tramite joystick e pulsanti.

Oggi i software di modellazione solida hanno completamente rivoluzionato questo modo di concepire sia il cartone animato che il videogioco: scenario e personaggi vengono ricostruiti in uno spazio virtuale e animati come veri e propri “burattini”. Nel caso del videogame, questi pupazzi animati vengono gestiti da controller che consentono margini di movimento e interazione decisamente più ampi di un tempo. Con un pizzico di realtà virtuale, il pupazzo animato diventa un vero e proprio avatar del giocatore, mettendolo al centro della storia e riportando il gioco a quella dimensione di esperienza che è sempre sinonimo di apprendimento.
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